Empatia Digitale: capitolo 3

Allenare l’empatia digitale senza occuparsi di lavorare sulla propria umiltà ci impedisce di costruire una relazione profonda con la nostra community. Nella comunicazione vince chi è umile. Di questo io sono convinta, ma è importante fare una precisazione. Essere umili non ha nulla a che vedere con il nostro stare nelle retrovie. Non si tratta di mettere da parte se stessi ma, piuttosto, di essere consapevoli che da un piedistallo difficilmente si possono costruire relazioni. Possiamo tutti ottenere successo e visibilità senza dimenticare che siamo parte di una straordinaria comunità: quella degli esseri umani.

Considero l’umiltà una virtù intellettuale e una caratteristica che appartiene alle personalità più grandi.

Assumere un atteggiamento umile richiede un percorso profondo di auto consapevolezza. Abbiamo la necessità di intercettare i nostri talenti e le nostre abilità ma anche i nostri errori e le nostre imperfezioni. Se manca questa conoscenza difficilmente riusciamo a fare amicizia con il valore dell’umiltà nella comunicazione digitale. Si tratta di una sfida importante, soprattutto nell’epoca in cui viviamo e in cui sembra che la perfezione sia la massima ambizione nella comunicazione. Ma la perfezione esiste? Sono certa che con una buona riflessione si possa arrivare a comprendere che l’unica vera perfezione a cui possiamo ambire è l’imperfezione. Quella sì che ci rende esseri umani perfetti.

Cominciamo quindi dall’inizio. Ammettiamo a noi stessi che non siamo umili. Per farlo possiamo porci queste due domande e provare tenerle con noi per qualche giorno:

  • Come qualcun altro potrebbe migliorare la mia idea, il mio progetto?
  • Posso ottenere ispirazioni da altre persone?

Prendiamo nota di tutte le sensazioni che provocano queste due domande. Potrebbero esserci delle importanti rivelazioni su noi stessi. Se proviamo disagio allora il segnale è chiaro: dobbiamo allenare la nostra umiltà. Se invece percepiamo la gioia della consapevolezza nuova significa che siamo sulla buona strada per sentirci umili. Senza correre il rischio, ovviamente, di pensare di non poter insegnare nulla agli altri. Insisto molto su questo aspetto perché il rischio di chi si definisce umile è che si metta troppo da parte. Noi, con la nostra esperienza e con il nostro talento possiamo sempre donare qualcosa ad altri.

Le più grandi ispirazioni, quelle che poi hanno attivato dei progetti importanti per me, mi sono arrivate dalle persone che ho incontrato casualmente anche in luoghi che viviamo nel nostro quotidiano. Per esempio al supermercato, dall’edicolante o in posta. Questo ci fa capire che tutti, davvero tutti, siamo in grado di ispirare gli altri. Farlo con umiltà significa avere questa consapevolezza ben salda ma sapere anche che abbiamo sempre qualcosa da imparare. Quella di essere studenti della vita è una grande opportunità di evoluzione.

Empatia digitale: stai parlando di te o a loro?

La carta che possiamo giocarci per allenare la nostra umiltà è quella della relazione tra noi e la comunità. Proviamo a toglierci dall’idea che abbiamo la verità in mano nel nostro settore. Il nostro è, e resta, solo un punto di vista dettato da un’esperienza personale e da un percorso formativo. Con questo passo coraggioso riusciamo a metterci in ascolto attivo nei confronti delle persone a cui rivolgiamo la nostra comunicazione.

Quando scegliamo l’umiltà ci accorgiamo dei nostri limiti, riusciamo a osservare al di fuori di noi e della nostra vita. Questa è una grande opportunità per attivare una comunicazione digitale efficace.

Lo psicologo Paul Wong, presidente dell’International Network on Personal Meaning, ha identificato alcuni benefici assicurati dall’umiltà che ha riportato in uno studio del 2003 dal titolo “I’m glad that I’m nobody: A positive psychology of humility”:

  • riduzione di ansia, paura e depressione
  • riduzione di stati di conflitto, rabbia e aggressività
  • maggiore serenità e felicità
  • aumento del livello di ottimismo nella vita
  • migliori relazioni personali
  • apertura verso nuove esperienze e nuovi saperi
  • maggiore empatia, compassione e altruismo
  • una maggiore soddisfazione nel proprio lavoro.

Questo studio è molto interessante ma può anche generare frustrazione. L’era in cui viviamo ci chiede di essere sempre performanti e ci pone tra gli obiettivi personali e professionali il riconoscimento sociale. Ci siamo fatti l’idea che tutto questo non possa essere generato dall’umiltà. Eppure non è così. Quando ho iniziato il mio percorso di studio sull’empatia digitale ho osservato per molto tempo quello che accade nella comunicazione digitale. Chi è umile vince. Davvero vince sempre. Probabilmente ci mette più tempo ma ottiene un riconoscimento sociale duraturo e ben radicato.

L’umiltà riesce a farsi strada là dove ci mettiamo a disposizione degli altri e ci chiediamo: sto parlando di me o a loro? Se rispondiamo con sincerità troviamo anche la strada migliore per comunicare e condividere utilità e valori. Sarà questo a raccontare di noi: più di qualunque foto perfetta o post autocelebrativo.

Proviamo, quindi, a scendere dal piedistallo e ad abbracciare gli altri.

Umiltà sui social ed empatia digitale

Nella comunicazione sui social network l’umiltà è un punto di forza. Essere umili, in questo caso, significa prestare grande attenzione alle immagini e alle parole che decidiamo di condividere. Stanno raccontando qualcosa di utile alle persone oppure parliamo solo di quanto siamo stati bravi e di quanti successi stiamo ottenendo? Talvolta basta semplicemente mettersi dall’altra parte assumendo un atteggiamento empatico.

Proviamo a farlo insieme con queste tre attività che puoi fare periodicamente:

  • apri il social network che usi di più. Scorri la home e leggi i post dei tuoi amici e delle persone che segui. Prova a chiederti se trovi dei contenuti utili e se qualcuno ti ha permesso di conoscere qualcosa in più in merito a un argomento che ti sta a cuore. Nota, anche, se qualcuno si è messo a nudo raccontando qualche fallimento e se ti ha agganciato emotivamente perché ti ha riportato con la mente a un evento vissuto.
  • Apri il tuo profilo nel social network che più utilizzi. Scorri tra i tuoi post e prova a identificare in quali hai solo raccontato un successo e in quali hai chiesto aiuto o offerto un nuovo punto di vista. Hai aggiunto valore? Quante volte hai parlato di te e non alle persone? Ora, prendi uno di questi contenuti e prova a modificarlo mettendoti in gioco con umiltà.
  • Fai un viaggio virtuale nel social network che più ami e dove segui più persone che ti tornano utili per il tuo lavoro o per la tua crescita personale. Prova a fare una lista dei tre contenuti che ti hanno provocato maggiori emozioni o che ti hanno permesso di conoscere qualcosa di nuovo. 

Questi brevi momenti di riflessione sono utili per capire le sfumature della comunicazione digitale e per fare chiarezza su dove vogliamo andare noi con il nostro contenuto. Come dico sempre: le parole sono di tutti ma il messaggio che passiamo è frutto della scelta che facciamo in merito all’utilizzo delle parole. In questo principio si gioca tutto.

[amazon box=”8899628009″ title=”Ho scritto anche Dire Fare Ringraziare perché” description=”Sembrerà incredibile ma, da quando ho capito come comunicare online con autenticità lavorando sulla gratitudine, le opportunità sono cresciute e gli incontri con le altre persone sono stati più emozionati”]

Quando i social network sono arrivati nella nostra vita li abbiamo accolti come piattaforme di svago e di condivisione di momenti gioiosi. Per molti di noi si sono poi trasformati in luoghi in cui costruire il nostro personal branding e in cui divulgare contenuti relativi al nostro lavoro. Ed è stato allora che siamo stati chiamati a scegliere cosa condividere e come farlo.

Riccardo Scandellari, contributor di Empatia Digitale

Quando penso a una persona che mi ha mostrato la strada dell’umiltà sui social network penso a lui: Riccardo Scandellari. Blogger, digital marketer, giornalista e autore dei più letti e famosi libri sul personal branding e il marketing digitale. Da lui, negli anni, ho appreso il valore dello studio e dell’approfondimento ma anche della consapevolezza che nessuno di noi inventa nulla. Al massimo possiamo interpretare quello che intercettiamo altrove. Di Riccardo mi ha colpito un pensiero che voglio riportare anche qui:

È la vulnerabilità che ci rende credibili.

Il concetto è che la versione più umana di noi stessi è ciò che rompe gli schemi e ci permette di raggiungere il nostro pubblico e creare con lui un legame più forte. Riccardo ci dice che quello che non vediamo, la parte più nascosta, è in realtà ciò che rappresenta le fondamenta di un buon contenuto digitale che sposa l’umiltà.

Quando otteniamo un successo vogliamo urlarlo al mondo: ne siamo così entusiasti da essere pronti a raccontarci dall’alto di un piedistallo. Poi, con il tempo, comprendiamo che il mondo è grande e che c’è chi è migliore di noi. A quel punto ridimensioniamo tutto e prendiamo una grande lezione di vita. Farne tesoro, poi, è un altro aspetto da non sottovalutare.

Scegliere di comunicare con umiltà significa uscire dall’ego. Un percorso significativo e coraggioso che prevede alcune considerazioni:

  • Cadiamo tutti nell’autocelebrazione: solo che c’è chi lo fa con più stile e chi con meno. Chiediamoci sempre a quale di questi due gruppi vogliamo appartenere e comportiamoci di conseguenza.
  • Non è sbagliato fare un post autocelebrativo quando partecipiamo a eventi importanti. Diventa meno efficace se ci limitiamo a raccontare solo la parte brillante della situazione. Proviamo a mostrarci come siamo, anche quando questo significa raccontare cadute, difficoltà e insuccessi.
  • Se siamo davvero bravi a fare qualcosa, saranno i risultati a confermarlo. Quando decidiamo di raccontare solo i nostri successi stiamo, in realtà, mettendo in evidenza le nostre insicurezze.

Potremmo riassumere i suggerimenti di Riccardo Scandellari con un pensiero che credo possa esserci utile: ricordiamoci il nostro lato umano. Sarà più semplice restare umili e autentici.